Cosa sapere sull’HPV

Sull’HPV, l’infezione virale da papillomavirus, c’è ancora molta confusione.

Innanzitutto, è bene sapere che la presenza del virus non è significato di “tradimenti”. E che, l’uso del preservativo, non impedisce di prenderla (sebbene lo stesso sia un fondamentale mezzo di contrasto ad altre malattie sessualmente trasmesse). Infine, l’assenza di sintomi non deve essere classificata come assenza di malattia.

Va da sé che gli screening e i controlli mantengono la loro funzione.

Ma vediamo tutto ciò che c’è da sapere sull’HPV, infezione molto comune che viene contratta almeno una volta nella vita dalla maggior parte delle persone sessualmente attive.

Come si trasmette l’HPV

L’HPV si trasmette per via sessuale, e può essere inespresso per lunghi tempi (il virus rimane all’interno della cellula che non viene uccisa).

Quando il virus persiste ed è classificato ad alto rischio è possibile che nell’arco di decenni si sviluppi una neoplasia: sono stati identificati circa 200 HPV, ma solo 15 di essi possono dare origine a un tumore.

I virus HPV a basso rischio (circa una dozzina) sono responsabili di malattie benigne quali i condilomi e la displasia CIN 1. In questi casi è opportuno sottoporsi non solo al pap-test ma anche a una indagine di secondo livello chiamata colposcopia, con lo scopo di escludere o confermare la malattia anche in senso peggiorativo con l’uso di un prelievo di tessuto (biopsia).

Il virus HPV può infettare cute e mucose della regione anale e genitale e anche della bocca, della faringe e della laringe.

Nel 90% dei casi, l’infezione da virus HPV si risolve spontaneamente, a maggior ragione nei soggetti che non presentano rischi aggiuntivi quali la compromissione del sistema immunitario (pazienti HIV positivi).

Altri fattori capaci di aumentare il rischio di persistenza del virus sono una precoce attività sessuale (prima dei 14 anni), il fumo e il numero di partner sessuali.

Le donne con infezione da HPV possono restare incinte: il decorso della gravidanza non sembra essere influenzato dal virus, e il parto naturale è ammesso anche se esiste un rischio minimo di trasmissione dell’infezione al feto (qualora ci sia una storia di condilomatosi ano-genitale).

Come si cura l’HPV

Attualmente non ci sono cure definitive per l’HPV: il trattamento è previsto per le lesioni persistenti o con dubbio di possibile sviluppo di tumore.

La prevenzione

Il primo modo per prevenire l’HPV è sottoporsi a una procedura di screening.

Dai 25 ai 29 anni è raccomandato il pap-test ogni 3 anni, dai 30 ai 64 anni è raccomandato l’HPV-test ogni 5 anni-. In caso di esito positivo la paziente viene invitata all’indagine di secondo livello (colposcopia)

Attualmente è in atto un programma di screening pap-test e HPV-test su invito di ATS.

Un altro strumento è la vaccinazione, introdotta nel 2006. L’età consigliata per la vaccinazione è dai 9 anni in su, prima dell’inizio dell’attività sessuale.

Attualmente sappiamo che anche donne adulte dai 25 ai 45 anni, i maschi sino a 26 anni e le donne già sottoposte a terapia per malattia correlata al virus traggono beneficio dalla vaccinazione.

Attualmente il vaccino a disposizione (GARDASIL) contiene 9 ceppi di HPV capace di proteggere contro le manifestazioni di malattia legata all’HPV 6 e 11 (basso rischio di sviluppo di tumore) e all’HPV 16-18-31-33-45-52-58 (alto rischio di sviluppo tumorale).

La vaccinazione è gratuita ed eseguita nell’ASL di appartenenza sia nei maschi che nelle femmine di età compresa tra gli 11 e i 25 anni, oltre che nelle donne già sottoposte a terapia per lesioni HPV correlate.

L’efficacia protettiva del vaccino è confermata sino a 8 anni nella fascia di età studiata, 16-26 anni, e sino agli 11 anni negli adolescenti.

L’essere stata vaccinata non esclude comunque la prevenzione dal momento che non tutti i virus HPV ad alto rischio, peraltro meno frequenti, sono contenuti nel vaccino.

La vaccinazione prevede tre somministrazioni intramuscolari nel braccio: la seconda dose a due mesi e la terza dose a sei mesi dalla prima iniezione (il ciclo deve quindi concludersi entro un anno). Consigliata nelle persone immunocompromesse o HIV positive, non è obbligatoria e ha possibili reazioni di entità modesta, locali, con autorisoluzione in tempi brevi.