Ecografia toracica

L’ecografia toracica, o pleuro-polmonare, è un’applicazione ecografica che solo recentemente si è affermata come esame diagnostico di grande utilità nella pratica clinica. Lo ha dimostrato la pandemia, che ha visto l’ecografia toracica ampiamente impiegata per la diagnosi di polmonite da Covid-19.

Ecografia toracica, come si comportano gli ultrasuoni nei polmoni malati

Per molto tempo si è creduto che lo studio con ultrasuoni non fosse in grado di fornire informazioni utili nella diagnosi delle patologie polmonari (ad eccezione del riscontro di versamento pleurico, diagnosi per la quale è sempre stata riconosciuta all’ecografia un’elevata sensibilità e specificità).

La difficoltà nel valutare i polmoni con gli ultrasuoni risiede nel fatto che i polmoni normali sono riempiti di aria, e che nell’aria gli ultrasuoni si propagano con difficoltà. Quando gli ultrasuoni, dopo aver attraversato la parete toracica, arrivano ai polmoni, vengono infatti in buona parte riflessi. E, a valle della linea pleurica, danno origine sostanzialmente solo a riverberazioni “a specchio”. In un polmone normale, quindi, gli ultrasuoni visualizzano unicamente la linea pleurica con i suoi caratteristici movimenti di scivolamento e, al di sotto di essa, solo delle riverberazioni che determinano la comparsa di linee orizzontali, chiamate linee A. Si parla di quadro ecografico pleuro-polmonare normale, definito di tipo A.

Nel caso di patologia polmonare ci viene però in aiuto quello che è stato definito come “il paradosso del polmone”, e cioè il fatto che la malattia scopre l’organo. In alcune patologie polmonari, come le polmoniti, ci sono zone del polmone che non sono ventilate, che non contengono cioè aria ma cellule infiammatorie. Tali reperti, quando sono a contatto con la linea pleurica, sono ben visibili all’esame ecografico. Reperti analoghi si rilevano in caso di tumori, sempre che siano a contatto con la pleura, e di atelettasie, cioè di zone di polmone non ventilate a causa dell’ostruzione di un bronco oppure per la compressione esercitata da un versamento pleurico sul polmone.

Scompensi e pneumatoraci

Esiste poi un’altra modalità con la quale alcune patologie polmonari possono essere diagnosticate: il rilievo di linee verticali, definite come linee B, che si differenziano dalle normali linee orizzontali A. Quando nel polmone aumenta la quantità di. liquido, come si ha nello scompenso cardiaco, o di tessuto fibroso, come si ha nelle patologie che colpiscono l’interstizio polmonare, si riscontra la presenza di linee B.

Infine, c’è un’ultima patologia polmonare per la diagnosi della quale l’ecografia polmonare dimostra un’elevata sensibilità: è lo pneumotorace, determinato da una perforazione del polmone che porta alla fuoriuscita di aria nella cavità pleurica. In questo caso l’ecografia, che a differenza della radiografia è un esame dinamico, è in grado di dimostrare l’assenza dei normali movimenti di scivolamento della linea pleurica.

Quando si esegue un’ecografia toracica è dunque opportuno non limitarsi alla valutazione dei polmoni, ma ampliare lo studio al cuore, anche perché cuore e polmoni sono strettamente interconnessi: una patologia polmonare può ripercuotersi sul cuore e viceversa. In generale è sempre molto utile che il medico che esegue un’ecografia abbia la disponibilità e la capacità, se il quadro clinico lo richiede, di estendere la sua valutazione oltre all’organo o apparato per i quali è stato richiesto l’esame.