Le cadute nell’anziano: tipologie, cause e conseguenze

Le cadute, nell’anziano, possono essere di due tipologie: accidentali, senza perdita di coscienza o con perdita minima, e vere, con perdita di coscienza più o meno lunga. Andiamo ad analizzarle.

Cadute accidentali

Nelle cadute accidentali, non bisogna analizzare la causa della caduta ma le conseguenze del fatto.

Consideriamo tutti gli incidenti che possono avvenire ad un soggetto anziano che cade perché inciampa (gradino, asperità del terreno), scivola (sul ghiaccio, in bagno), mette un piede in fallo, non ci vede bene, viene scippato o ha assunto un farmaco che ha tra gli effetti collaterali la debolezza muscolare.

La ricostruzione della dinamica del fatto è importante per evitare che si ripeta la circostanza.

Comunque avvenga la caduta accidentale, il soggetto è sveglio, conscio di quello che è successo, e ricorda la dinamica dell’evento. Ciò a cui bisogna prestare attenzione sono le conseguenze della caduta:

  • abrasioni, ferite lacero-contuse cutanee;
  • ematomi sottocutanei, sotto fasciali, muscolari ecc.;
  • artralgie post traumatiche;
  • fratture ossee.

Al di là di come la caduta sia avvenuta, è indispensabile uno studio-analisi della marcia, per verificare se l’anziano cammina strisciando i piedi, se cade la punta del piede, se tende a zoppicare. Guardiamo come consuma le scarpe, misuriamo la circonferenza della coscia, e valutiamo l’equilibrio.

Cadute vere

Le cadute vere sono caratterizzate da una perdita di coscienza più o meno lunga, e vengono suddivise tra cadute da cause extra-cerebrali e da cause cerebrali.

Le cadute da cause extra-cerebrali sono provocate da brevi e transitorie perdite di coscienza (da alcuni secondi a pochi minuti), seguite da pronta e completa ripresa della normale condizione di salute. Alla base potrebbe esserci la reazione emotiva dopo uno spavento, un incidente automobilistico o un prelievo venoso, una caduta pressoria, l’ipoglicemia, un’aritmia cardiaca o un infarto del miocardio.

Le cadute da cause cerebrali possono avvenire per attacco epilettico, per insufficiente apporto di sangue in un distretto del cervello o per TIA.

Il TIA

Il TIA è un attacco ischemico transitorio, un danno neurologico conseguente ad una interruzione del flusso ematico in un distretto del cervello.

La differenza tra un TIA e un ictus è che nel TIA i sintomi si risolvono nelle 24 ore senza lasciare conseguenze. Un aspetto importante da prendere in considerazione nell’esaminare un individuo che si sospetta abbia avuto un TIA, sta nel valutare il modo con cui è insorto l’episodio.

Spesso i sintomi sono già scomparsi al momento della visita medica, pertanto è essenziale che la persona o altri,  presenti all’evento, siano in grado di dare un’accurata descrizione dell’episodio. L’essere informato dei sintomi e della loro durata può risultare molto utile al medico. I sintomi di un TIA possono indicare qual è la zona del cervello che è stata privata della circolazione.

L’apporto ematico al cervello è dovuto alle arterie carotidi (interne) e alle arterie vertebro-basilari, per cui i sintomi saranno diversi nel caso di insufficienza di un distretto o l’altro.

Il TIA per insufficiente apporto dell’arteria carotide è caratterizzato da:

  • indebolimento e alterazioni sensoriali (emiparesi, emiplegia e parestesie) di uno o entrambi gli arti di un lato;
  • disturbi della parola e del linguaggio;
  • disturbi della vista;
  • perdita di vista improvvisa e transitoria di un occhio (amaurosi fugace);
  • perdita di metà campo visivo (emianopsia omonima).

Il TIA per insufficiente apporto del sistema vertebro-basilare è caratterizzato da:

  • turbe dell’equilibrio, che possono manifestarsi con vertigini rotatorie (sensazione di testa che gira) in relazione a posizioni particolari del capo Spesso il paziente riferisce di iniziare il cammino ai margini della strada e trovarsi poco dopo in mezzo alla strada;
  • turbe visive: alterazioni del campo visivo (amaurosi o ambliopia bilaterale), emianopsia, allucinazioni elementari (sensazione di fumo o nebbia davanti agli occhi), disturbi oculomotori (diplopia);
  • turbe di coscienza: possono manifestarsi episodi confusionali, disturbi della memoria e dell’attenzione. Le turbe della coscienza isolate non sono indicative, mentre associate alle turbe visive e dell’equilibrio sono indicative di IVB (insufficienza vertebro basilare);
  • drop attack: consiste in una improvvisa e brutale perdita del tono degli arti inferiori, è come se improvvisamente “le ginocchia cedessero” (il paziente si trova seduto per terra e non riesce ad alzarsi da solo).

Per la diagnosi di TIA da IVB è indispensabile:

a) l’associazione di più sintomi tra di loro;

b) la ripetitività transitoria e stereotipata dei sintomi;

c) la frequente comparsa dei sintomi in relazione alla postura e/a posizioni del capo e del collo.

Cosa fare davanti a un soggetto che ha perso conoscenza

Fondamentale è non farsi prendere dal panico ma rassicurare parenti e altri soggetti presenti. Successivamente bisogna prestare soccorso alla persona, valutare i danni, tamponare e medicare le ferite cutanee, e osservare i dati obiettivi (incontinenza, polso, sudorazione, vomito o conati).

A chi ha assistito alla caduta bisogna chiedere la dinamica del fatto, la durata dell’episodio, la presenza di patologie note. In attesa del medico, è bene valutare il polso e – se possibile – la pressione arteriosa.

Cosa fare dopo? Alla ripresa del soggetto è necessario:

  • parlargli con tono di voce sereno e rassicurante;
  • presentarsi e qualificarsi;
  • non invitare il soggetto ad rialzarsi immediatamente;
  • osservare la ripresa (quanto tempo impiega il soggetto a riprendere perfetta conoscenza dell’accaduto): se è disorientato, confuso, se ricorda come è avvenuta la caduta, se parla correttamente, se presenta asimmetrie nella mimica facciale, o strabismo, se riferisce turbe visive, se accusa vertigini, se riesce a mantenere la posizione eretta, se riesce a camminare notare se cede una gamba, o se durante la deambulazione, se tende a “sbandare” da un lato, se riferisce formicolii o accusa perdita di forza muscolare di un arto.